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Siamo stati ospiti nei seguenti teatri:

Nuovo Teatro Nuovo - Napoli

Scavi archeologici Montesannace

Teatro Comunale - Vico del Gargano

Teatro Comunale - San Marco in Lamis

Teatro Comunale Paisiello - Lecce

Teatro Comunale Rossini - Gioia del Colle





 
M-Minotaurus

regia: Giorgia Maddamma e Maurizio Vacca
coreografia: Giorgia Maddamma
drammaturgia: Maurizio Vacca
interpreti: Raffaele Braia, Giorgia Maddamma, Claudio Pinto, Maurizio Vacca
musiche: Era, Marcotulli, Hadjidakis
costumi e scene: Luigi Spezzacatene - Artelier Bari
produzione: Koreoproject- Skèné Produzioni Teatrali

M-Minotaurus è liberamente ispirato a testi di Durrenmatt, Lang e Borges.
Il ricordo di un mito a tutti noto: un mostruoso figlio di Pasifae, il Minotauro, rinchiuso nel labirinto costruito da Dedalo per Minosse.

Arianna, con il suo famoso filo di lana rossa, sorella carnefice che riavvolgendo il filo della storia racconta, pentita, la sua drammatica decisione.
Una figura femminile ricorrente: sorella/carnefice, madre, amata, vittima.
Nessun cambiamento rispetto al mito. Ma la storia di un mostro terrificante si trasforma in un dramma “umano” dai vaghi sapori di una perizia psichiatrica. Un essere che ha a che fare con se stesso, anzi con l’infinità di sé riflessi nelle pareti di specchi del labirinto.

Il rumore di uno specchio che si infrange. L’immagine del Minotauro si infrange.
La consapevolezza di essere solo, rifiutato dagli uomini... diverso!
Diventa col passare del tempo: un killer (l’uccisione dei giovani a lui sacrificati), uno stupratore (la necessità e l’incapacità di un rapporto che lo riconduca al legame, negato, con la madre). Estremo bisogno d’amore che inevitabilmente sfocia in morte.
E’ il punto di vista del Minotauro l’elemento fondamentale del racconto di Durrenmatt: la storia di un insolito ricercatore della verità/identità in un mondo costruito perché fosse ingannevole e mendace.
Una grottesca umanità giunge nelle profondità del labirinto per scovarlo e deriderlo, giudicarlo e definitivamente ingabbiarlo con il suo stesso, vero volto/maschera.
Un Teseo mascherato, creatura di carne come lui e dall’aspetto simile alla sua proiezione apparsa sugli specchi gli si para di fronte e lo uccide. La debolezza del Minotauro sta nel non riconoscere un nuovo inganno.
Nel corso dell’azione scenica l’uso dei corpi, della parola, del gesto e della musica compongono una miscellanea di linguaggi in un tutto unico che restituisce ricchezza e spessore al racconto di Durrenmatt.



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